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Burro, bagno, cin-cin le parole italiane da non usare all'estero

Burro, bagno, cin-cin le parole italiane da non usare all'estero

Curiosità linguistiche per chi viaggia

ROMA, 04 settembre 2023, 16:43

Redazione ANSA

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(di Ida Bini) Dallo spagnolo all'inglese, dal giapponese al cinese: sono tante le lingue in cui le parole italiane possono essere oggetto di fraintendimenti, ed è bene saperlo prima di partire per un viaggio. Preply, la piattaforma online di apprendimento delle lingue, ne ha selezionate alcune per evitare le insidie linguistiche e aiutare i turisti italiani. Sono infatti numerosi i vocaboli e le espressioni della nostra lingua che in altre idiomi, seppur simili, hanno un significato differente da ciò che si immagina. In spagnolo, per esempio, la parola 'burro' significa asino e, per estensione, nel linguaggio gergale, una persona incivile e non troppo sveglia. Anche spostandosi Oltreoceano si rischiano fraintendimenti: tra Messico e Honduras la 'mensa' è una ragazza un po' ottusa, mentre in Argentina 'orto' è la parola che si usa per indicare il fondoschiena. Se siete campeggiatori o viaggiatori on the road sappiate che la parola italiana 'tenda' è molto simile al vocabolo spagnolo 'tienda', che significa negozio; se avete bisogno di un controllo all'automobile dovrete chiedere di un 'mecánico' e non di un'officina, parola che invece indica l'ufficio.
    Per evitare fraintendimenti alla reception di un hotel in cui si parla inglese è meglio chiedere una 'room' e non una 'camera': quest'ultima parola, infatti, significa macchina fotografica.
    Attenzione anche a cercare un 'costume' in negozio: in inglese il vocabolo non indica il bikini ma gli abiti teatrali o di carnevale. Anche a tavola è bene stare attenti: se ordinate 'peperoni' negli Stati Uniti vi porteranno salame piccante, tipico condimento della pizza. Negli USA e nel Regno Unito chiedere 'latte' al bar potrebbe riservare sorprese: questa bevanda consiste, infatti, in un'abbondante tazza di caffellatte. Attenzione anche ad altri vocaboli per non cadere in imbarazzi: se chiedete dov'è il 'bagno' potrebbero pensare che volete informazioni su un bordello; 'bimbo', poi, nel linguaggio gergale significa svampito.
    Se viaggiate in Oriente, sappiate che nei ristoranti e nei bar di Tokyo e Kyoto, quando si fa un brindisi, l'espressione più usata è 'kanpai' che, letteralmente, vuol dire 'bicchiere asciutto'. In assoluto è meglio evitare di alzare i calici dicendo 'cin-cin', che è molto simile alla parola giapponese 'chinchin' che indica il pene. Sempre restando in Oriente, è bene sapere che il suono di alcune parole italiane può confondere le orecchie dei parlanti cinesi: un semplice 'ciao' può essere scambiato con 'cao', che si pronuncia tzao e significa 'vai a quel paese'. Al contrario, deve preoccupare meno dare del 'genio' a una persona: questo termine ricorda 'zhenniu', che vuol dire molto bravo.
    Per non incappare in errori o imbarazzi, prima di partire per un Paese estero è consigliabile conoscere qualche parola base: è sufficiente ascoltare musica o un film con i sottotitoli per farsi un'idea anche della cultura pop del Paese in cui si viaggerà. Inoltre, se si ha la fortuna di conoscere amici che si sono già recati in quella destinazione, è utile chiedere consigli non solo sui luoghi da non perdere, ma anche su possibili ostacoli linguistici, incluse parole ed espressioni italiane che vogliono dire altro.
   

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