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Bottura, Alajmo e Cerea tra i "paperoni" della ristorazione

Bottura, Alajmo e Cerea tra i "paperoni" della ristorazione

Analisi Pambianco, tra i format pop Cremonini, Cigierre, My Chef

ROMA, 27 ottobre 2023, 13:48

Redazione ANSA

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Marcia a vele spiegate l'alta cucina italiana nel 2023, dopo la navigazione a vista del periodo di emergenza sanitaria e dopo la ripartenza lo scorso anno che ha visto un complessivo +64% di ricavi per le prime cinque realtà.
    A guidare la classifica stilata dall'Ufficio Studi Pambianco tre le insegne del lusso la galassia Langosteria, che ha archiviato un ottimo 2022 a 28,2 milioni di ricavi, a fronte dei 19,4 milioni del 2019. Considerando invece il giro d'affari complessivo del gruppo, e quindi anche il fatturato che fa capo a Cheval Blanc Paris per Langosteria Parigi, il valore si avvicina ai 40 milioni di euro. Considerando i nuovi progetti messi a terra quest'anno, il volume di giro d'affari di tutto il gruppo, inclusi i ristoranti di Parigi e St Moritz (aperto nel 2023), dovrebbe salire ulteriormente con una previsione oltre quota 56 milioni (dai circa 40 precedentemente menzionati). Nel frattempo, Da Giacomo, forte di un 2022 con fatturato quasi triplicato che si è attestato sui19,8 milioni contro i 7,7 milioni del 2019, spinge sull'internazionalizzazione per consolidarsi e Massimo Bottura punta sui nuovi progetti che gonfiano le vele delle sue società, balzate dagli 11,3 milioni del pre-Covid a un solido 18,2 milioni del 2022. Netto lo slancio pure per il Gruppo Alajmo. Dopo un 2022 che ha visto un sorpasso sul pre-Covid, con il raggiungimento di un fatturato complessivo di 16 milioni, la proiezione per l'esercizio in corso va verso i 20 milioni. L'azienda veneta ha visto negli ultimi anni una profonda riorganizzazione, investimenti sul digitale-dal nuovo sito con la piattaforma e-commerce-e il rilancio della Alajmo Academy per la formazione del personale. Chiudono il quintetto di testa i fratelli Cerea, nel cui portafoglio la ristorazione pesa 'solo' il 35% dei ricavi. E infatti, pur crescendo da 8,4 a 14,3 milioni, il fatturato post-pandemia del segmento ristorazione è comunque una quota più piccola rispetto ai volumi che il gruppo bergamasco sviluppa tra eventi e catering.
   

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