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Alessio Boni, l'Iliade gioco dei potenti che vediamo ancora

Alessio Boni, l'Iliade gioco dei potenti che vediamo ancora

Attore con Quadrivio al debutto il 12/12 a Bergamo

ROMA, 01 dicembre 2023, 19:44

Daniela Giammusso

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Il Teatro è una bellissima, fantastica, follia. Una follia sana. Ti butta dentro e ti fa sprecare tutte le energie, il tempo. Ti crea l'insonnia, le ulcere. Perché alla fine vai alla ricerca di te tesso. È lo specchio di come siamo e non siamo". Su un pavimento di spiaggia, che sembra quasi una trincea, tra grandi maschere di ferro, elmi e il busto enorme di Agamennone, sulla scena dove da settimane sta provando, Alessio Boni racconta l'Iliade - Il gioco degli Dei, lo spettacolo realizzato con il suo storico gruppo il Quadrivio (lo stesso de I duellanti da Joseph Conrad e il Don Chisciotte da Cervantes), prodotto da Nuovo Teatro con Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, Teatro della Toscana e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Si debutta il 12 dicembre al Donizetti di Bergamo, come grande evento della settimana di chiusura dell'anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della cultura 2023, e si prosegue in tournée con tappe anche a Savona, Lucca, Mestre, Belluno, Foggia, La Spezia, Firenze, Gorizia, Trieste, chiudendo dal 13 al 24 marzo all'Ambra Jovinelli di Roma. Liberamente ispirato a Omero, su testo di Francesco Niccolini e con la regia firmata da Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer, lo spettacolo immagina una riunione degli Dei su una spiaggia del Mediterraneo. Non si vedono da secoli. Chi li ha invitati? Non si sa, ma si torna ai ricordi della guerra delle guerre. Boni è Zeus (che gioca a fare Achille), Iaia Forte è Era e poi ecco Haroun Fall (Patroclo), Jun Ichikawa (Afrodite), Elena Nico (Atena), Francesco Meoni, Marcello Prayer ed Elena Vanni. "Sono quattro anni che pensavano a questo progetto", racconta il produttore Marco Balsamo. "L'idea del Quadrivio - spiega Boni sulla scena disegnata da Massimo Troncanetti - è sempre stata quella di prendere dei romanzi, dei tomi, che le persone non prendono più in considerazione. Gli spettatori a teatro non sono tutti letterati. Arriva anche il fabbro, giustamente, e ha il diritto anche di non sapere. La nostra idea è prendere il romanzo e lanciarne il messaggio. È questa la bellezza e la potenza di Shakespeare o di altri grandi autori, che partono dalla fogna dell'essere umano e arrivano alla poesia più sublime. E sono sempre moderni". Perché L'Iliade? "Perché dentro c'è tutto, è lo specchio di noi stessi" e "del tramonto del nostro Occidente - prosegue - Quattro anni fa riflettevamo su quel sentore di decadentismo che stavamo vivendo. Poi è scoppiata la pandemia, ne siamo usciti e ci siamo ritrovati con due guerre spaventose. E quel poema è diventato ancora più attuale. Anche oggi ci sono Dei potenti che tramano, fanno partire soldati e li fanno ammazzare tra di loro. Non illudiamoci, Elena era un pretesto. Se Troia non fosse stata capostipite dello stretto dei Dardanelli nessuno seguiva Agamennone. E' quello che succede oggi per un acquedotto o un territorio da allargare. È vero che la guerra è 'cattiva', ma noi veniamo da quel mondo là. Dobbiamo cominciare a ragionarci e ci metto dentro anche il femminicidio, la cronaca nera". "Oggi si parla di guerra in modo molto razionale - aggiunge Roberto Aldorasi - Non ci rendiamo conto che appena si scatena la scintilla sprofondiamo fino al collo nel Mito". Il finale "lo dobbiamo ancora trovare - sorride Boni con i co-registi - Vogliamo spiazzarvi". Ma soprattutto, dice, "vogliamo avvicinare quei signori così lontani agli spettatori di oggi. Achille ha sgozzato dodici ragazzini vergini per la morte di Patroclo. 'Si faceva così', dice qualcuno. Si fa ancora: per un parcheggio di motorini si sono ammazzati a Napoli. l'Iliade non è solo il poema della forza del fragore delle armi. È lo specchio di noi stessi. Spero che gli Dei ce la mandino buona e tutto questo arrivi".

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