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Mai così tanti ultracentenari in Italia, sono 22mila

Mai così tanti ultracentenari in Italia, sono 22mila

Istat, nel 2041 oltre 6 milioni di over 80 e 1,4 milioni over 90

ROMA, 07 luglio 2023, 19:33

Redazione ANSA

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Mai cos� tanti ultracentenari in Italia, sono 22mila - RIPRODUZIONE RISERVATA

Mai cos� tanti ultracentenari in Italia, sono 22mila - RIPRODUZIONE RISERVATA
Mai cos� tanti ultracentenari in Italia, sono 22mila - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il numero stimato di ultracentenari raggiunge il suo più alto livello storico, sfiorando, al 1° gennaio 2023, la soglia delle 22 mila unità, oltre duemila in più rispetto all'anno precedente. Gli ultracentenari sono in grande maggioranza donne, con percentuali superiori all'80 per cento dal 2000 a oggi. Lo dice l'Istat nel suo rapporto annuale. Gli scenari demografici prevedono un consistente aumento dei cosiddetti "grandi anziani": nel 2041 la popolazione ultraottantenne supererà i 6 milioni; quella degli ultranovantenni arriverà addirittura a 1,4 milioni. 

"L'aumento degli ultracentenari dimostra che, non soltanto la popolazione invecchia, ma soprattutto che invecchia bene, in maniera positiva e attiva", spiega il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria Andrea Ungar. Per l'esperto "avere così tanti ultracentenari può essere un grande modello di studio per l'invecchiamento e, quindi, anche dal punto di vista scientifico potrebbe essere una risorsa".

Per arrivare sopra i 90 - e ancora di più sopra i 100 - si deve però "esser particolarmente sani fino a un'età molto avanzata. Il centenario, di solito, fino ad almeno 85 anni è un uomo pienamente attivo e nel pieno delle proprie forze", aggiunge Ungar. "Quindi, sebbene l'allungamento media della vita ponga il problema della fragilità e della cronicità, è altrettanto vero che in Italia la stragrande maggioranza degli anziani invecchia bene. Solo il 10% invecchia male e lo fa nelle ultime fasi della vita". 

Superare i 100 anni era una cosa prima rarissima, ma lo sta diventando sempre meno. "Questo giustifica l'entrata nell'uso comune del termine Quinta Età, a partire dai 90 anni. Se non sembra modificabile l'aspettativa di vita massima - spiega Niccolò Marchionni, presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica - pari a circa 120 anni, stiamo però aumentando il numero di soggetti che si avvicinano a quel limite".

Le ragioni sono sia ambientali che genetiche. "I geni - precisa Marchionni - impattano per non più del 30% mentre per il resto, a pesare, sono gli stili di vita. In primis una dieta mediterranea, con poche calorie, ricca di frutta, verdura e omega 3. Tra le condizioni che accomunano super centenari vi è il mantenere relazioni sociali, vivere a casa propria ed evitare la sedentarietà, mantenendo un'attività fisica moderata continua, come comminare".

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