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Violenza donne: un anno per denuncia? 'Occorre ampliare termini'

Violenza donne: un anno per denuncia? 'Occorre ampliare termini'

Convegno in Consiglio regionale.Presentato 'Per averci creduto'

NAPOLI, 09 febbraio 2024, 17:37

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ampliare il termine per poter denunciare la violenza sessuale subita, che oggi in Italia è di dodici mesi, dal momento in cui il fatto è stato commesso. E questo è utile per dare la possibilità alla vittima di violenza di elaborare e ricostruire con precisione e con più calma ciò che ha vissuto e sofferto: è quanto scaturito nel corso di un convegno nell'Aula multimediale del Consiglio Regionale della Campania che ha visto, intorno ad un tavolo, forze politiche dei diversi schieramenti, unite a combattere la piaga della violenza di genere e all'indomani dell'ennesimo femminicidio nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio.
    In Aula è stato proiettato il cortometraggio 'Per averci creduto' ispirato ad una storia vera che racconta di una violenza sessuale su minore ed è tratto dal libro 'Per averci creduto. Quando il perverso è chi ti cura' della psicoterapeuta e scrittrice Sandra Pagliuca presente all'evento. "L'iniziativa del corto - ha detto - è tratta da un libro che ho scritto ed è autobiografico. Una donna vittima di violenza può impiegare più di venti anni per sbrogliare la matassa di problemi, paure e vergogna che procura un abuso". "Con la legge nota come 'Codice Rosso' siamo riusciti a passare da sei mesi ad un anno per poter denunciare ma bisogna fare di più. Io ritengo che un anno, per la mente completamente sbriciolata di una vittima di abuso, non basta a maggior ragione se Asl e altre istituzioni non sono attrezzate per curare chi ha subito un trauma sessuale. Questo è il punto nevralgico della nostra legge".
    Tesi accolta dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano: "Abbiamo depositato una mozione in Consiglio regionale che chiede l'installazione di una panchina rossa in ogni comune della Campania, nei luoghi che garantiscano la maggiore visibilità, con una targhetta recante il numero nazionale antiviolenza e antistalking 1522 e indicazioni in merito ai più vicini servizi di assistenza alle vittime".
    Bruna Fiola, consigliera Pd: "Un corto molto bello, da proporre nelle scuole come insegnamento ai ragazzi e per dare loro anche la testimonianza di chi, sulla propria pelle, ha subito una violenza ma che ha voluto testimoniare che una donna ce l'ha fatta e ha superato nel migliore dei modi quello che ha vissuto".
    Secondo Severino Nappi, consigliere della Lega, "Quello del femminicidio è diventato una specie di bollettino di guerra che ieri ha toccato anche il nostro territorio, dimostrando tutta la drammatica attualità. In questa realtà c'è da dire una cosa importante: iniziative di divulgazione e di diffusione, come questa, sono importanti perché aiutano le denunce, la prevenzione. Aiutano la conoscenza del fenomeno e danno forza alle donne".
    Per la consigliera regionale di Demos-Europa Verde, Roberta Gaeta, "sono necessarie modifiche alle norme, ma prima di chiedere pene e leggi più severe andrebbero applicate quelle esistenti. Ci sono troppi eventi drammatici, che non sempre finiscono con un'uccisione e che però sono annunciati nel tempo attraverso segnali che dopo risultano sempre chiari". E ha aggiunto: "C'è bisogno di una svolta culturale e di grandissima attenzione da parte dell'opinione pubblica non solo in occasione di eventi tragici. C'è bisogno di un'organicità degli interventi, di una programmazione costante, di azioni e fondi strutturali. Serve anche formazione delle forze dell'ordine, degli operatori e di tutte le istituzioni coinvolte".
    Nel fare riferimento alla tragedia avvenuta a San Giovanni a Teduccio, Loredana Raia vice presidente del Consiglio regionale, ha poi detto: "Di violenza contro le donne e di femminicidi non si parla mai abbastanza. Con il cortometraggio, presente l'autrice, attraverso il cinema che è una forma d'arte che arriva a tutti, possiamo portare un grande messaggio di valore umano, sociale e culturale".
    All'evento anche lo psicologo e psicoterapeuta Mauro Reppucci e l'avvocata Claudia Pecoraro secondo la quale "un anno di tempo per la denuncia di violenza non è sufficiente perché una donna che arriva a denunciare un abuso sessuale ha la necessità di rielaborare tutto il suo vissuto. Si chiede che questi tempi vengano ampliati anche sulla scorta dell'esperienza spagnola e sempre in contemperazione con le esigenze prescrittive della nostra legge penale per poter tutelare maggiormente le donne vittime di violenza sessuale".
   

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