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Barbero, 'Dante e quegli ultimi tredici canti del Paradiso'

In sala dal 29 settembre il film di Avati sul poeta, 'parla ai giovani'

Nascosti in una stuoia, conficcati in una fessura nel muro della stanza da letto della casa di Dante a Ravenna, e recuperati solo dopo la morte del poeta, grazie a un sogno rivelatore del figlio Jacopo: la suggestione del ritrovamento degli ultimi tredici canti del Paradiso, antica quanto il 'Trattatello in laude di Dante' di Giovanni Boccaccio (1477), torna alla fine del film 'Dante', l'opera di una vita di Pupi Avati, con Sergio Castellitto nei panni di Giovanni Boccaccio e Alessandro Sperduti in quelli del poeta ragazzo, prodotto da Duea Film e Rai Cinema, in sala dal 29 settembre con 01.

"Si tratta di una leggenda, certo, che però dimostra come Dante fosse già famosissimo quando è morto, nel 1321", spiega all'ANSA Alessandro Barbero, storico, docente universitario, scrittore, 'rockstar' da centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube e Spotify per le sue lezioni, autore di 'Dante' (Laterza). "I dotti, i letterati lo conoscevano, avevano letto l'Inferno e il Purgatorio che Dante aveva pubblicato subito: non c'era la stampa, ma si potevano copiare le opere. Nel caso del Paradiso, il poeta, forse perché sentiva avvicinarsi la fine, non aveva aspettato di completare la cantica per diffonderla: mancava all'appello la conclusione della Commedia, tutti erano ansiosi di conoscerla. Qualcuno immaginò che potesse toccare ai figli, Jacopo e Pietro, portare a termine l'opera - precisa lo storico torinese - ma per fortuna non andò così, perché i due giovani sapevano fare versi, ma non erano grandi poeti. Jacopo e Pietro, però, sono stati i primi a diventare custodi dell'eredità paterna, scrivendo entrambi un commento alla Commedia. Esisteva già, all'epoca, un''industria critica' di Dante".
L'idea che il poeta stesso sia apparso in sogno al figlio Jacopo per rivelare dove avesse nascosto gli ultimi canti del Paradiso "non è credibile di per sé, ma è una bellissima storia", si appassiona Barbero. "Consolida l'immagine del 'poeta profeta', che ha una missione da compiere e torna dopo la morte per completarla. Piuttosto, il fatto che il manoscritto sia stato trovato mezzo ammuffito ci fa pensare che la casa di Dante a Ravenna fosse umidissima", sorride lo storico. Tutto ci parla, comunque, "di un ambiente letterario vivacissimo: nella sua biografia di Dante, Boccaccio compie un'opera moderna, intervista coloro che avevano conosciuto il poeta: non crede a tutti, ma raccoglie le testimonianze più interessanti".

Il 'Dante' di Avati ricostruisce la vicenda umana del poeta affidandola al racconto di Boccaccio-Castellitto, incaricato nel 1350 di portare 10 fiorini d’oro - come risarcimento simbolico per l'esilio a cui Dante era stato condannato - a Suor Beatrice, figlia del poeta, monaca a Ravenna. Un percorso che vuole affascinare i ragazzi, facendo luce su "un Dante giovane, incerto, foruncoloso, imbranato, che si innamora di Beatrice e va in confusione quando la vede. Non se ne può più - si infiamma Barbero - del Dante celebrato nei monumenti, il padre della patria, arcigno, corrucciato, che ci guarda con disprezzo dall'alto in basso. Ne ammiriamo il genio, ma è stato anche un uomo, con le sue debolezze e i suoi errori. Il regista, poi, ha scelto giovani attori bravissimi (accanto a Sperduti, Carlotta Gamba è Beatrice, Romano Reggiani è Guido Cavalcanti, ndr)". Il risultato è "un gran bel film: in genere non amo le pellicole e le serie tv ambientate nel Medioevo, ma in questo caso me lo sono goduto dall'inizio alla fine".

Sullo sfondo, il trauma dell'esilio: "La biografia di Dante si divide in due. Prima è un giovane fiorentino di buona famiglia, va all'università a Bologna, va in battaglia a cavallo e in armature, si innamora, scopre che sa fare poesia, si dedica alla politica: la sua è una vita piena, arricchita dal matrimonio e dai figli. Ecco, tutto questo Dante lo perderà in un solo giorno: la posizione sociale, la cittadinanza, la patria, la famiglia, la moglie, la casa con tutti i suoi libri... Perderà la sua identità di uomo e di cittadino e dovrà reinventarsi un percorso scandito dal dolore, dall'amarezza e dalla lotta. Da questo strappo - conclude Barbero - nascerà la Commedia: per il poeta è stata una tragedia, per l'umanità una fortuna straordinaria".
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