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Forum ANSA con Riccardo Molinari (Lega): '17% nostro parametro di riferimento verso l'alto'

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"Oggi accade a Orban e domani magari può capitare all'Italia se con un governo di centrodestra dovesse avere una politica sull'immigrazione più stringente". Riccardo Molinari spiega così le "preoccupazioni" della Lega sul fatto che "l'Unione europea possa dare patenti di legittimità alle politiche di un governo eletto in modo democratico". Altro non è, secondo il capogruppo leghista alla Camera, il rapporto approvato dal Parlamento europeo - con il voto contrario di Lega e FdI - che indica l'Ungheria come un rischio sistemico per i valori dell'Ue. Un tema entrato di diritto nella campagna elettorale italiana, in cui il partito di Matteo Salvini sta cercando di recuperare voti, consapevole che il primo dato da osservare dopo le elezioni di domenica saranno gli equilibri nella coalizione di centrodestra.

 

"Il 17% del 2018 è stato il miglior risultato della nostra storia alle politiche. È il nostro benchmark di riferimento verso l'alto - ha spiegato Molinari, al Forum ANSA -. FdI gode del posizionamento all'opposizione: chi sta al governo e affronta emergenze come il Covid e le bollette non guadagna in popolarità. Lavoriamo perché la Lega possa avere un peso consistente e recuperare il gap verso FdI". La distanza dal partito di Giorgia Meloni definirà anche le priorità. Ad esempio, sulle riforme. FdI spinge per il presidenzialismo ed è più freddo sull'autonomia, tema che secondo Luca Zaia "vale la messa in discussione del governo". "La questione autonomia l'abbiamo risolta con il programma comune del centrodestra - ha assicurato Molinari -: là si prevede insieme la riforma presidenzialista e quella dell'autonomia differenziata che non chiede alcuna modifica costituzionale e si può fare in poco tempo". A chi legge un avvertimento interno alla Lega dietro il messaggio lanciato ieri a Pontida dal governatore del Veneto, il capogruppo ha risposto smontando ogni ipotesi di opposizione a Salvini. "Sui giornali si legge di tutto ma solo nei retroscena: non ho mai visto una intervista di Zaia o Fedriga in cui si attacca il segretario - ha notato -. I governatori hanno sempre condiviso le scelte del segretario in sede di segreteria federale. Ci possono essere stati accenti diversi ma alla fine è compito del segretario fare la sintesi". Molinari, che domani chiuderà la campagna elettorale in Piemonte con Salvini di fronte allo storico stabilimento Fiat (oggi Stellantis) di Mirafiori, ha difeso la sostenibilità della riforma delle pensioni a Quota 41, perché "costa 4,5 miliardi, che si possono recuperare da metà dei 10 spesi per il Reddito di cittadinanza". Confermando che la Lega ha "grandi riserve" sul Mes e "cercherà di modificarlo", il capogruppo ha chiarito che sul Pnrr, "restando nelle linee di finanziamento, si deve permettere alle amministrazioni di scegliere un progetto, se ne hanno diversi. E forse, visto che le emergenze sono cambiate, è opportuno ridiscutere le linee politiche, visto che ora ad esempio abbiamo un problema serio di approvvigionamento alimentare, sui cereali, sui concimi che arrivano dall'Est Europa". Un altro passaggio critico nella strategia energetica del prossimo governo potrebbe rivelarsi il rigassificatore a Piombino, dove il sindaco Francesco Ferrari, di FdI, ha definito la documentazione di Snam "totalmente inattendibile". "Il governo ha fatto già molto: oltre ai miliardi contro il caro-carburanti, c'è una politica importante di diversificazione degli approvvigionamenti del gas - ha detto Molinari -. I rigassificatori vanno fatti. È una priorità: se non a Piombino in un altro posto. Poi bisogna riprendere a trivellare".

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