Link diabete-gengive trova ancora poco spazio dal dentista

Sondaggio SIdP Key-Stone mostra che c'è margine per migliorare

Redazione ANSA ROMA

Solo la metà dei dentisti valuta rischio di diabete durante una visita, non di più sono quelli che indagano sulla familiarità di patologie gengivali e ancora meno quelli che sottopongono questionari ai propri pazienti per capirne lo stato di salute generale. Sono alcuni dei risultati di un'indagine condotta da Key-Stone e dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (Sidp), che ha indagato su quanto il mondo odontoiatrico sia consapevole della diffusione di malattie correlate alla infiammazione cronica delle gengive e su quanto sia incline a dare il proprio contributo per intercettare fattori di rischio.

    A partecipare all'indagine sono stati 313 studi dentistici in cui lavorano per lo più di professionisti non appartenenti a società scientifiche (76%) e solo il 25% degli intervistati afferma di frequentare congressi scientifici, che sono importanti occasioni di confronto aggiornamento. "Negli ultimi 10 anni - spiega Mario Aimetti, past president Sidp e professore di parodontologia all'Università di Torino - è cresciuta la consapevolezza sul ruolo che la salute della bocca ha rispetto alla salute di tutto l'organismo.

Il diabete è la patologia che ha maggior livello di evidenza scientifica nella sua relazione bidirezionale con la parodontite, ovvero con l'infiammazione grave e cronica delle gengive, che porta col tempo alla caduta dei denti".


    Solo il 33% degli intervistati, però, è a conoscenza del documento pubblicato nel 2020 da SIdP, Società italiana di Diabetologia (Sid) e Associazione Medici Diabetologi (Amd), che propone algoritmi di comportamento per l'odontoiatra e il diabetologo da attuarsi quando si intercetta una delle due patologie (ma la percentuale diventa il 78% tra gli iscritti alla SIdP). Meno della metà degli intervistati afferma invece di sapere che la parodontite è un fattore in grado di influenzare l'insorgenza del diabete e che la cura della malattia parodontale contribuisce a ridurre i livelli di glicemia. E solo il 22% dei dentisti intervistati interagisce con il medico del paziente con parodontite per segnalare un rischio metabolico.

    "Le acquisizioni scientifiche - prosegue Aimetti - devono trovare più spazio nella pratica quotidiana. Bisogna impegnarsi per farle arrivare al dentista, in modo che la sua visione diventi più olistica. L'odontoiatra può essere colui che, a seconda di quello che osserva nella bocca del paziente, può consigliare una visita dal diabetologo, dal cardiologo, dal reumatologo".

    La prevenzione e l'attività di screening sono gestibili anche all'interno degli studi odontoiatrici con un colloquio approfondito, unito alla rilevazione della glicemia o della emoglobina glicata possono aiutare ad intercettare il paziente con prediabete. Ma solo il 6% degli intervistati ritiene di essere in grado di farlo. "Il dentista dovrebbe diventare un punto di riferimento per la salute del paziente, non limitandosi solo alla cura di denti e gengive. Un ruolo importante", conclude Aimetti, "lo hanno anche le società scientifiche e la stampa nel sensibilizzare su questi temi".
   

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