Malattia gengive grave, più diffusa l'antibiotico-resistenza

La SIdP lavora per superare l'uso off label di molecole efficaci

Redazione ANSA

In 20 anni si sono moltiplicate le resistenze ad alcuni antibiotici impiegati nel trattamento della parodontite grave. È quanto riferito da Thomas Rams, della Temple University, Filadelfia, in Pennsylvania al 51esimo meeting annuale ibrido dell'Associazione Americana per la Ricerca Dentale, Orale e Craniofacciale (AADOCR), tenutosi di recente, in concomitanza con il 46esimo meeting annuale della Canadian Association for Dental Research (CADR), online e in loco ad Atlanta, Georgia.

Questo studio ha esaminato i cambiamenti temporali nei modelli di resistenza agli antibiotici del Porphyromonas gingivalis parodontale in un periodo di 20 anni.
Gli esperti hanno isolato e coltivato in provetta il batterio P. gingivalis dal biofilm sottogengivale di 2.193 adulti con parodontite grave negli Stati Uniti durante tre periodi di tempo: 1999-2000 (936 pazienti); 2009-2010 (685 pazienti) e 2019-2020 (572 pazienti).

Questi campioni (in provetta) sono stati testati per valutarne la resistenza a diveri antibiotici: clindamicina o doxiciclina, amoxicillina o metronidazolo. I ricercatori hanno scoperto che la resistenza di P. gingivalis sottogengivale è aumentata significativamente nei confronti della clindamicina (aumento di 15 volte nel 9,3% dei pazienti) e amoxicillina (aumento di 28 volte nel 2,8% dei pazienti) nel corso di 20 anni ne pazienti con parodontite grave. Al contrario per la combinazione metronidazolo più amoxicillina non sono insorte resistenze nel tempo.

"Pur essendo un risultato che merita molte riflessioni sull'uso spesso improprio degli antibiotici in medicina e odontoiatria, sottolinea il presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) Nicola Marco Sforza, la resistenza alla clindamicina potrebbe rappresentare un problema non troppo rilevante, soprattutto in Italia, poiché tale molecola non rappresenta di fatto l'antibiotico di prima scelta in ambito odontoiatrico; al contrario - continua Sforza - è molto preoccupante l'aumento di resistenza verso l'amoxicillina, frequentemente usata in odontoiatria".

"La buona notizia - rileva il presidente SIdP - riguarderebbe la combinazione metronidazolo più amoxicillina; secondo l'evidenza scientifica parodontale internazionale, tale combinazione rappresenta uno schema terapeutico di prima scelta per la terapia delle parodontiti particolarmente aggressive, anche se in Italia il metronidazolo non è attualmente considerato per questa indicazione (e quindi se ne fa un uso 'off label')".

Ecco perché, "proprio al fine di evitare possibili incertezze nei pazienti, la SIdP si sta adoperando presso l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e gli organi competenti ministeriali affinché, tra le indicazioni all'uso del Metronidazolo, sia inclusa in maniera specifica anche quella relativa al trattamento delle infezioni parodontali" - assicura Mario Roccuzzo, membro della commissione scientifica SIdP.

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