Più IA per tutti con il supercomputing on-demand

Scott Tease, vice presidente e general manager HPC and AI Lenovo, spiega come e con che conseguenze si amplia l’accesso a infrastrutture hardware fondamentali, ma finora alla portata di pochi

Redazione ANSA

Di Alessio Jacona*

L’intelligenza artificiale ha bisogno di potenza di calcolo. Gli algoritmi che processano quantità di dati sempre più vaste esigono infrastrutture ad altissime prestazioni, che a loro volta richiedono investimenti ingenti per essere sviluppate, gestite e aggiornate. In altre parole, l’IA ha bisogno di ciò che chiamiamo High Power Computing, o HPC.

Ne deriva un potenziale paradosso: da un lato, l’IA si diffonde trasversalmente in ogni settore, permea ogni altra tecnologia rimodellando processi, mercati, intere industrie; dall’altro lato, c’è il rischio che si crei un nuovo digital divide: quello che separa coloro che hanno accesso alle risorse hardware necessarie all’IA da quanti, invece, non possono pemettersele, restando di fatto fuori dalla competizione scientifica o imprenditoriale.

Tuttavia, una soluzione c'è: qulacuno ha infatti pensato di rendere l’High Power Computing disponibile in modalità “as a Service”, di fatto trasformandolo in un servizio on-demand cui istituzioni e aziende possono accedere facilmente e solo quando realmente necessario, come già avviene ad esempio per lo storage dei dati nel cloud. Un mercato nascente dove sono già disponibili varie soluzioni, tra cui ad esempio quella della multinazionale di origine cinese Lenovo, chiamata TruScale High Performance Computing as a Service (HPCaaS).

Abbiamo incontrato Scott Tease, vice presidente e general manager HPC and AI global per Lenovo, per chiedergli innanzitutto cosa sia esattamente l’High Power Computing: «L’HPC è un approccio, un modo di risolvere i problemi - spiega - Noi prendiamo quesiti complessi e li scomponiamo in tanti pezzi, che affidiamo a workstation diverse ma parte di un unico sistema. Quando ogni pezzo è stato risolto - continua - ri-assembliamo i risultati generando un’unica risposta». È un processo che si rivela efficace per modelli e simulazioni estremamente complessi come le previsioni climatiche, l’impatto delle azioni umane sull’ambiente o la genomica, perché «in questo modo si impiegano ore e non settimane per ottenere risultati».

L’approccio presenta vantaggi anche quando si devono svolgere compiti più verticali, come ad esempio la modellazione di prototipi dell’industria automotive: «Prima si usava creare i prototipi con la creta seguendo un processo costoso, lungo e macchinoso - ricorda Tease - mentre adesso disponiamo di sufficiente potenza di calcolo per processare enormi quantità di dati in breve tempo, con cui generiamo modelli virtuali estremamente attendibili».

Lo abbiamo visto con la pandemia: una delle ragioni per cui lo sviluppo dei vaccini e dei trattamenti ha potuto essere così veloce è stata proprio la possibilità di utilizzare sistemi High Power Computing per simulare, analizzare, comprendere. Grazie ad essi, la nostra capacità di risposta è diventata incredibilmente veloce rispetto a soltanto un decennio fa. «Un altro esempio - svela Scotto Tease - è che in paesi come l’Australia, che soffrono di siccità e incendi, con l’HPC possiamo analizzare i primi focolai e predire in tempo come si svilupperanno, così da supportare l’azione di spegnimento. E qualcosa di simile lo possiamo fare anche con gli uragani».

Del resto, abbiamo potenza in abbondanza: ormai disponiamo di Exascale computer, ovvero di sistemi capaci di svolgere oltre un miliardo di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo (o ExaFLOPS): per dare un’idea, se tutti i 60 milioni di italiani prendessero in mano una calcolatrice, ci vorrebbero 528 anni per eguagliare il numero di calcoli che un sistema da un ExaFLOPS svolge in un solo secondo. Ora però la vera rivoluzione è che l’accesso a queste risorse straordinarie sta diventando possibile per tutti (nel caso di Lenovo, secondo la filosofia “Exascale for every scale” e grazie alla collaborazione con diversi partner di settore): «In questo modo, chiunque abbia una buona idea può anche metterla alla prova e, nel caso, realizzarla», sottolinea Tease.

Nel caso di Lenovo, l’accesso alla potenza di calcolo è garantito installando server “portatili” ed estremamente performanti dove la potenza di calcolo è richiesta, per garantire la risposta più rapida possibile. Questo hardware installato in locale dà poi accesso alle risorse in cloud, scalabili in qualsiasi momento secondo necessità e con costi accessibili: «Portiamo la potenza di calcolo all’edge, in periferia, vicino a dove è richiesta - continua Tease - in un'azienda manifatturiera che richiede controllo di qualità in real time, in un magazzino per gestire la logistica, o in un negozio con il self-checkout ,dove l’IA controlla che ogni oggetto sia regolarmente pagato». Con questo approccio, l’IA diventa disponibile ovunque, abilitando cose che prima non erano possibili.

Persino in un Fast Food: «C’è una catena di ristoranti che sta provando ad usare l’intelligenza artificiale per automatizzare il servizio drive-trough - racconta Tease - si entra e si parla con un ‘IA che capisce e parla decine di lingue, sa se siete già stati lì e sa già cosa potreste volere. Il tutto interagendo come se fosse umana. Ciò è reso possibile - conclude Tease - da una combinazione di edge computing al ristorante, per le perfomance in real time al ristorante, e cloud per l’analisi e il miglioramento, delle prestazioni».

*Giornalista, esperto di innovazione e curatore dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale

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