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Viaggio nel Trecento a Padova, l'Urbs Picta che rivoluzionò l'Arte

Gli affreschi di Giotto, Giusto de' Menabuoi, Altichiero da Zevio, il genio creativo in 8 tappe

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Poche città al mondo possono definirsi 'capitali' dell'arte e della creatività umana. Padova lo è senza dubbio. Perchè la straordinaria serie di affreschi lasciati da Giotto e dai maestri che qui lavorarono nel 14/O secolo ha rivoluzionato il mondo dell'Arte, facendo di questa città il punto di snodo tra Medioevo e Rinascimento. Per questo nel luglio 2021, un anno fa, tutto il ciclo pittorico di Padova Urbs Picta è entrato nella World Heritage List, divenendo Patrimonio Unesco. Com'era già accaduto nel 1997 per l'Orto Botanico di Padova, il più antico al mondo. La massima espressione del genio creativo è naturalmente l'opera di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, realizzata fra il 1303 e il 1305. Ma, assieme ad essa, sono ben 8 gli edifici e i complessi monumentali nel centro storico che offrono la possibilità di fare un viaggio nella pittura del Trecento, che rinnovò profondamente l'arte occidentale. Una curiosità su tutte: il bacio tra Anna e Gioacchino, i genitori di Maria, il primo mai rappresentato nella storia dell'arte, si trova a Padova, conservato nei meravigliosi colori della Cappella degli Scrovegni. Il bacio-simbolo dell'amore di Giotto, che porta fino alla nascita di Cristo, e' inserito in una scena del ciclo di storie della Madonna e di Gesu'. L'affresco commissionato al maestro toscano da Enrico Scrovegni, figlio di un ricco usuraio, è successivo a quello di Assisi. Ed qui, a Padova, che Giotto portò a compimento le prime rivoluzionarie rappresentazioni dello spazio in prospettiva ,le indagini sugli stati d'animo dell'uomo, resi con realismo e sensibilità mai visti prima. Non solo aspetti formali, ma un modo differente di concepire la pittura, con una ricerca sulla spazialità che anticipa di oltre cent'anni la teorizzazione della prospettiva di Leon Battista Alberti. Nel ciclo trecentesco patavino rientrano anche gli affreschi dei pittori della sua scuola nel Palazzo della Ragione, quelli di Giusto De' Menabuoi nella Basilica del Santo, e quelli di Mantegna nella chiesa degli Eremitani. I cicli pittorici inseriti nel sito seriale 'Padova Urbs picta' appartengono al periodo d'oro della citta' , prima della dominazione veneziana, dall'inizio alla fine del XIV secolo, in particolare dal 1302, momento dell'arrivo di Giotto a Padova, al 1397, anno di realizzazione dell'ultimo ciclo affrescato da Jacopo da Verona nell'Oratorio di San Michele. Si tratta di artisti che con Giotto avevano gia' lavorato a Rimini, come Pietro e Giuliano da Rimini, a Guariento che opera alla meta' del secolo, fino a Giusto de' Menabuoi, Altichiero da Zevio e Jacopo Avanzi attivi negli anni Settanta e Ottanta, per concludere con Jacopo da Verona sul finire del secolo. Il ciclo pittorico, della Basilica del santo che fu realizzato da Giusto de' Menabuoi tra il 1370 e il 1378, si estende sull'intera superficie muraria interna. "Si tratta di 3.640 metri lineari concentrati in un centro storico, la città di Padova - spiega l'assessore alla Cultura, Andrea Colsaio - che era all'epoca la capitale artistica e militare di un piccolo stato cuscinetto, tra la Serenissima e Milano". Un centro che, con il riconoscimento Unesco, gode finalmente di luce propria tra le città d'arte più importanti in Europa.

https://www.turismopadova.it/

In collaborazione con:
Comune di Padova

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