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Risso (Terra Viva), 'bene sull'Irpef agricola, ora la sfida dei redditi'

Risso (Terra Viva), 'bene sull'Irpef agricola, ora la sfida dei redditi'

Intervista al presidente dell'Associazione liberi produttori: 'Sanare lo squilibrio nelle filiere'

ROMA, 18 febbraio 2024, 12:36

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Il via libera all'emendamento del governo sull'esenzione e il taglio dell'Irpef agricola per due anni "rappresenta un passo importante, che va incontro alle richieste di Terra Viva. Apprezziamo l'impegno delle forze politiche che si sono adoperate per arrivare a una soluzione che rappresenta un segnale di alleggerimento fiscale, in un momento di grande difficoltà per i produttori. Ma il vero nodo da affrontare è quello degli squilibri presenti nella filiera, perché oltre alla burocrazia le nostre aziende agricole fanno i conti ogni giorno con la bassa redditività".

A tracciare un bilancio sulle questioni che stanno agitando il mondo agricolo e a rilanciare la necessità di nuove azioni nel breve e immediato periodo è Claudio Risso, presidente dell'Associazione di Liberi produttori agricoli Terra Viva affiliata alla Fai-Cisl.

"Oggi il fatturato dell’agroalimentare italiano, dal campo alla tavola, ha superato i 600 miliardi. Un risultato straordinario. Ma queste cifre - dice in un'intervista all'ANSA - vanno analizzate. Un nostro studio condotto su dati Crea degli anni scorsi ha evidenziato che il valore aggiunto medio per l’impresa è sotto i 32mila euro nella fase agricola, 527mila euro per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, oltre 144mila nella distribuzione e 84mila nella ristorazione: sono cifre che parlano da sole, e se aggiornate ad oggi darebbero stime ancora più sproporzionate a discapito dei produttori e dei lavoratori agricoli". E aggiunge: "La differenza tra un’agricoltura sostenibile, capace di produrre reddito, e una votata alla speculazione, sta proprio nel rapporto tra il prezzo dei prodotti venduti e la spesa per coltivarli. Ecco perché come Terra Viva abbiamo lanciato con forza la campagna “Buono, Giusto, Equo” per valorizzare le produzioni accorciando le filiere: primo, un prodotto buono, sano e sicuro per le caratteristiche organolettiche, il rispetto dei disciplinari di produzione e i trattamenti fitosanitari eseguiti; secondo, prezzo giusto per una corretta remunerazione degli attori della filiera, unendo il prezzo di vendita alla qualità; terzo, retribuzione equa per tutte le persone che partecipano alla produzione in tutte le fasi della filiera".

- IL NODO COSTI E PROFITTI - "Pensiamo al comparto lattiero caseario. Abbiamo avuto il Covid, il caro energia, l'inflazione con il pesante aumento del costo delle materie prime, il conflitto tra Russia e Ucraina che ha fatto impennare il prezzo del mais e della soia utilizzati per gli allevamenti: il risultato è che il latte e i suoi derivati sono pagati troppo poco a fronte del drastico aumento dei costi di produzione. Il prezzo alla stalla per il latte è a 48 centesimi al litro: non solo è insufficiente rispetto agli aumenti del costo di produzione, ma spesso non è nemmeno rispettato. Se la situazione non cambia rapidamente, secondo un nostro studio sono a rischio 40mila mila stalle, in particolare in Lombardia, regione che da sola garantisce il 40% della produzione nazionale. Come se non bastasse, da oltre 30 anni tanti produttori pagano multe, oltre a subire l'esclusione da tutti i premi nazionali e comunitari. Ecco perché non smetteremo di chiedere una soluzione politica urgente e definitiva", dice Risso. Oggi, afferma il presidente di Terra Viva "la condizione per consolidare lo sviluppo dell’agroalimentare italiano è un patto di sistema tra associazioni agricole, cooperazione, organizzazioni di prodotto, imprese di trasformazione, organizzazioni sindacali del settore, grande distribuzione organizzata, che assumono qualità, sicurezza ed equa ripartizione del valore come elementi distintivi delle diverse filiere. Questa è la direttrice per realizzare accordi di filiera integrata, per tutelare qualità del prodotto, quantità necessarie, reddito per i produttori, buona occupazione, rispetto delle leggi e dei contratti. Altrimenti perderemo tante opportunità di crescita e subiremo ulteriore abbandono di ampie aree del Paese, in primis quelle interne e marginali".

- DARE PROSPETTIVE AI GIOVANI - "I giovani guidano le aziende più innovative, digitalizzate, multifunzionali e produttive. Mediamente sono anche più istruiti: in quasi un quinto dei casi hanno una laurea o un diploma universitario, il doppio rispetto ai produttori di età più avanzata. Inoltre seguono più frequentemente corsi di formazione agricola: gli under 40 guidano il 9% delle imprese agricole del nostro paese, ma costituiscono quasi il 15% dei capi azienda che hanno seguito corsi di formazione appositi e il 20% di coloro che applicano le pratiche biologiche, sfiorando il 33% in Campania. Guidano anche aziende mediamente più grandi, per il 16% della Sau totale. Un fenomeno che si rileva anche a livello europeo". Ma, afferma Risso "se non interveniamo su alcuni fattori fondamentali non possiamo pensare che i nostri giovani decidano di investire nell’attività agricola. Bisogna garantire il rispetto di regole e norme applicate dai produttori italiani per chi esporta in Italia, considerando il riconoscimento della qualità, tipicità ed origine dei prodotti, la trasparenza dell'informazione ai consumatori, i diritti dei lavoratori e della sicurezza alimentare, la difesa dell'ambiente e del benessere degli animali fondamentali per stabilire le condizioni di concorrenza tra le produzioni ed i Paesi. Poi rafforzare la lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale, all’uso illecito delle denominazioni italiane, pensiamo alla filiera olivicola, e rafforzare i controlli sui prodotti di importazione dai Paesi terzi, marcatamente per le caratteristiche qualitative ed igienico-sanitarie, e le azioni di controllo sulle norme di qualità".

- PROTESTE, PROPOSTE E RISCHIO POPULISMO - "La nostra posizione - dice Claudio Risso - è chiara: confrontarci con chi protesta, orientare il dibattito in corso, stare in campo rilanciando le nostre proposte riconoscendo agli agricoltori gli importanti investimenti fatti in questi anni. Non c’è spazio per la demagogia o i populismi che garantiscono un effimero facile consenso nell’immediato per poi diventare rapidamente una presa in giro. Ad esempio ritengo un errore attaccare genericamente il valore della Pac, che vale quasi 400 miliardi, un terzo del bilancio europeo. È fondamentale invece organizzarne e anticiparne la revisione di medio periodo". "Serve un associazionismo agricolo serio, autonomo dalla politica, inclusivo, trasparente, come Terra Viva, la casa dei liberi produttori agricoli italiani, dove tutti i dirigenti pubblicano le proprie retribuzioni sul sito. Se siamo in campo è anche per evitare che dopo l’attenzione di queste settimane i riflettori si spengano, e in un Paese con la memoria corta il rischio è forte. Anche per questo realizzeremo una grande campagna di ascolto: per rimanere connessi con i disagi dei nostri campi, in tutti i territori, e non lasciare indietro nessuno".

 

- Terra Viva, Associazione Liberi Produttori Agricoli, è un’associazione di secondo livello affiliata alla Fai-Cisl, nasce nel 2019 e viene presentata per la prima volta nella Giornata del Ringraziamento ad Altamura, accoglie tutti i produttori che si riconoscono in una nuova visione di sindacato moderno, efficiente e di prossimità, e tra i vari servizi vanta un proprio CAA, centro assistenza agricola, e un sito di prenotazione online per prodotti agroalimentari di eccellenza: coltivailgusto.it. L’associazione ha un proprio Statuto ed un Codice Etico, scaricabili dal sito web, che raccontano in modo trasparente e compiuto i principi dell’associazione, i metodi di rappresentanza e l’indirizzo politico-organizzativo.

- Claudio Risso, classe 1962, piemontese doc, ha alle spalle una lunga carriera nel settore agroalimentare della Cisl. Apprendista meccanico, a 14 anni, di veicoli e macchine per l'enologia, successivamente viene assunto in Ferrero dove inizia la sua avventura nel sindacato degli alimentaristi, all’epoca Fat-Cisl, come delegato nel consiglio di fabbrica; nel 1992 viene eletto Segretario Provinciale a Cuneo, poi coordinatore regionale, in seguito diventa Segretario del Comitato Aziendale Europeo della Ferrero e successivamente, dopo la costituzione della Fai-Cisl, viene eletto Segretario Generale regionale, in Piemonte. Nel 2009 diventa Segretario Nazionale, fino al 2014, e poi Commissario Provinciale della Fai-Cisl Latina. Eletto nell’Esecutivo della Cisl dal 2010 al 2017, è Coordinatore nazionale nel Dipartimento industria alimentare per la Federazione agroalimentare cislina dal 2017 al 2019, amministratore unico del CAA Tutela e Lavoro dal 2018 e poi Presidente Nazionale di Terra Viva dalla nascita dell’associazione, nel 2019, inoltre da settembre 2023 è Vicepresidente del Cnel.

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