Un robot-sub va a caccia di relitti

Fa vivere le stesse sensazioni anche a chi lo manovra

Redazione ANSA

È per meta' umanoide, il robot-sub che esplora i fondali marini in cerca di relitti di navi e aerei. Si chiama OceanOneK ed e' il risultato di una ricerca condotta dall'Universita' statunitense di Stanford. Come una sorta di avatar degli esploratori subacquei, ha sensori che producono sensazioni incredibilmente realistiche, al punto che permettono a chi lo controlla di sentirsi come se stesse esplorando le profondita' marine in prima persona. La sua testa e' un caschetto arancione con una sorta di mascherina azzurra, ha poi tronco e braccia dalle grandi mani meccaniche, mentre per il resto ha una sorta di coda formata da otto propulsori multidirezionali che consentono complesse manovre sott'acqua.

 

Il robot sub OceanOneK (fonte: Andrew Brodhead, Stanford News Service)

 

OceanOneK ha gia' vissuto diverse avventure subacquee, anche nelle acque del Mediterraneo, visitando ad esempio il piroscafo Francesco Crispi, affondato nel 1943 non lontano dall'Isola d'Elba mentre trasportava quasi mille soldati italiani, e un'antica nave romana del II secolo affondata vicino alla Corsica, dalla quale ha recuperato diversi preziosi reperti.

Il duplice obiettivo del robot-sub e' esplorare luoghi in cui nessuno e' mai andato prima e mostrare che il tocco umano, la visione e l'interattivita' possono essere portat' in questi luoghi remoti anche se le persone che provano queste sensazioni si trovano a bordo di una nave. "Non avevo mai provato niente del genere in vita mia", commenta Oussama Khatib, tra i costruttori di OceanOneK. "Posso dire che sono stato io a toccare il Crispi a 500 metri di profondita' , l'ho sentito".

L'allenamento per le spedizioni e' iniziato con innumerevoli ore di progettazione, sperimentazione e assemblaggio, seguite da dozzine di immersioni nella piscina dell'Universita' di Stanford per imparare ad affrontare l'imprevedibilita' del mondo reale. Per permettere al robot di raggiungere i 1.000 metri di profondita' , i ricercatori hanno adattato il suo corpo con una speciale schiuma composta da microsfere di vetro, che forniscono galleggiabilita' , pur essendo in grado di resistere all'immensa pressione. Inoltre, le braccia del robot sono state riempite con un meccanismo formato da olio e molle: queste comprimono il primo per adeguarlo alla pressione esterna prevenendo il danneggiamento delle componenti elettroniche.

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