Promotor: dal 1989 crollata la produzione italiana di auto

Da quasi 2 milioni di vetture prodotte alle 442mila del 2021

Redazione ANSA ROMA

Nel 1989 in Italia furono prodotte1.971.969 autovetture contro le 442.432 del 2021, con una tendenza al calo che è proseguita negli ultimi anni: 542.007 (-19,5%) nel 2019, 451.718 (-16,7%) nel 2020, fino al -2,1% del 2021. E i dati del 2022 non sono migliori: tra gennaio e aprile sono state prodotte 160.746 autovetture, -7,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. E' quanto emerge da una analisi del Centro Studi Promotor presentata nel corso dell'evento "L'auto tra crisi e transizione ecologica", organizzato dai deputati del Pd. Cala anche, nel nostro Paese, il fatturato della componentistica automotive: nel 2016 si attestava a 57,2 miliardi, mentre nel 2020, complice anche l'impatto della pandemia, è stato pari a 44,8 miliardi. Quanto alla spesa per manutenzione e riparazione, dopo la forte battuta d'arresto del 2020 (-18.9%), nel 2021 è tornata a crescere, facendo segnare un +5,8% per un giro d'affari di 28,7 miliardi, ancora lontano dai livelli del 2019 (33,4 miliardi). Segno meno anche per le immatricolazioni che, dopo il +5,5% del 2021, tra gennaio e giugno 2022 hanno fatto segnare un -22,7%, la Francia invece fa registrare un -16,3%, la Germania -11%, il Regno Unito -11,9%.
    L'alimentazione del parco circolante in Italia, nel 2021, vede benzina e gasolio farla ancora da padrone, rispettivamente con il 44,7% e il 42,9% di vetture alimentate. Dati comunque in calo rispetto al 2019: -1,3% sia per benzina che per gasolio. Seguono poi il Gpl al 7% (+0,5% sul 2019), il metano al 2,5% (+0,1%), l'ibrido al 2,6% (+1,7%). Fanalino di coda l'elettrico, che si attesta allo 0,3%, seppur in aumento dello 0,2% rispetto al 2019. L'analisi sottolinea anche l'eccessiva anzianità del parco circolante italiano, che nel 2020 era di 11 anni e 8 mesi, contro 10 anni e 3 mesi della Francia, 9 anni e 8 mesi della Germania, 9 anni e 4 mesi del Regno Unito. In Italia, evidenzia il centro studi, le autovetture non solo sono vecchie, ma anche tante, con un tasso di 67 auto circolanti per 100 abitanti, a fronte della Germania che ne ha 58, la Francia 57, il Regno Unito 54. 

"Oggi l'elettrico in Italia pesa pochissimo. Siamo il peggiore dei mercati tra i top europei (Uk, Germania, Francia, Spagna e Italia). Non riusciamo, ad esempio, ad esprimere un livello di infrastrutturazione per le ricariche che sia comparabile agli altri Paesi più avanzati in Europa". Lo dichiara il presidente dell'Unrae, Michele Crisci, intervenendo al convegno "L'auto tra crisi e transizione ecologica", organizzato dai deputati del Pd. "L'utilizzo degli incentivi va a rilento - spiega -, gli incentivi dell'elettrico non funzionano perché sono rimaste fuori le aziende, il noleggio e ci sono state soglie di prezzo che hanno creato molti problemi". "L'Unrae - sottolinea Crisci - è per la neutralità tecnologica, che significa prendere tutte le tecnologie disponibili e fare in modo che siano comprese dal mercato e dal pubblico". "I dati della produzione italiana" in calo negli ultimi 30 anni "mostrano come imprese e istituzioni non siano riuscite a intercettare i trend del mercato dell'automotive, quanto a tecnologia, innovazione e costi. La transizione è quindi una grandissima opportunità", afferma Crisci, osservando anche come l'Italia "sconta ancora un gap importantissimo dal punto di vista fiscale". 

Sulla transizione ecologica "noi sosteniamo una posizione di approccio più neutrale alle tecnologie: oltre alla mobilità elettrica, che vediamo come la tecnologia del futuro, ci dovrà essere spazio anche per le altre, come i biocombustibili, i carburanti sintetici o l'idrogeno per il motore termico". Lo dichiara il direttore generale di Anfia, Gianmarco Giorda, intervenendo all'evento "L'auto tra crisi e transizione ecologica", organizzato dai deputati del Pd. "Serve - spiega - un piano di politiche industriali vero per questo Paese, con strumenti che dovranno affiancarsi a quelli esistenti, da utilizzare soprattutto per quelle 400-450 aziende che oggi lavorano nel settore del power train tradizionale e che tra qualche anno avranno grandi problemi in Europa per gestire i cali di volume. Il contratto di sviluppo, ad esempio, ha una serie di elementi che vanno migliorati". "Gli accordi innovazione - ha sottolineato - vanno rifinanziati in maniera corposa". "A oggi nella filiera delle batterie - ha ricordato Giorda - il 50% del valore aggiunto sta nella parte a monte delle giga factory. E' fondamentale portare in Europa e in Italia attività come la raffinazione dei metalli, chimica e termica, che poi vengono trasformati in polveri e trasferiti alle giga factory. L'80% di queste attività a oggi sono appannaggio della Cina". Giorda ha poi ricordato come sia importante l'aspetto della produzione, ma "a livello produttivo l'Italia nel ranking europeo è all'ottavo posto". 

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